La zolfatara, dalle viscere della terra un inno alla speranza

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LO SCAFFALE DI LAURA / I consigli di lettura di Laura Licata. “La zolfatara” di Irene Di Liberto: una storia di miseria, sacrificio, famiglia e riscatto nella Sicilia delle miniere. Un romanzo che guarda al dolore senza rinunciare alla speranza.

Affrancarsi dalla miseria sembra quasi impossibile quando ci si ritrova fin troppo spesso in ginocchio, a mangiare polvere.

Teresa sogna di diventare maestra, ma la madre Pina la costringe a sposare Giovanni Nicastro, uno zolfataro impiegato nella miniera di Castellatani. A nulla servono le rimostranze della figlia contro l’ostinazione della madre. Lei non comprende le ragioni di Pina ma, suo malgrado, convola a nozze. L’amore e le attenzioni di Giovanni la aiutano a rassegnarsi e ad accantonare quel sogno che diventa rimpianto. I soldi guadagnati dal marito non sono bastevoli per pagare gli studi, specie dopo la nascita di Antonio e Carmelina. Così Teresa cambia obiettivo e decide di investire tutte le sue energie nel tenere in piedi casa e famiglia nonostante le difficoltà.

La vita non le risparmia sofferenze atroci, tutte precedute dall’apparizione della magara, una presenza che ha lo stesso terrificante aspetto e lo stesso olezzo della morte. Lei, però, non si arrende. Dopo ogni caduta, si rialza più forte di prima, ma sempre in una condizione precaria, come un vaso pronto a frantumarsi al minimo impatto.

A seguito della scomparsa del marito, Teresa si adopera per salvare i figli da un destino infausto che sembra già scritto. Non è una donna coraggiosa, ma per Antonio e Carmelina è un porto sicuro e una roccia solida su cui contare. Inculca loro l’idea che l’istruzione è uno strumento utile a emanciparsi. Seppur a malincuore, li lascia liberi di inseguire i loro sogni, affinché non abbiano a par suo una valigia piena di rimpianti.

Questo romanzo narra uno spaccato della storia siciliana molto doloroso. La ricchezza dell’oro giallo era ad appannaggio di pochi. Il lavoro nelle miniere, pur essendo l’unica fonte di sostentamento di molte famiglie, era sottopagato e mal tutelato. Numerosi zolfatari morivano come soldati sul campo di battaglia. Il prezzo più caro lo scontavano i carusi: ragazzini che vivevano nelle viscere della terra e non conoscevano né i bagliori dorati del sole, né quelli argentei della luna, proprio come il nonno dell’autrice.


Irene Di Liberto

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La zolfatara”, edito da Piemme, rappresenta una Sicilia a colori: il nero delle miniere, l’azzurro del cielo terso e del mare, le tinte vivaci dei mercati palermitani. Un’isola popolata in parte da gente che segue le logiche del denaro a discapito di persone umili e ignoranti e in parte da cristiani che non voltano le spalle a chi è in difficoltà, nemmeno dall’aldilà.

Ogni personaggio, anche quello più marginale, è un tassello fondamentale nelle vicende della famiglia Nicastro, sia nell’accezione negativa, che in quella positiva. Il filo conduttore, seppur invisibile, è la fede incrollabile di Teresa. Se la sua mente, corrosa dai sensi di colpa, decide di cancellare i ricordi brutti, in favore di quelli belli, non riesce a farle dimenticare quell’Ave Maria che recita sui grani consumati del suo Rosario fino all’ultimo respiro.

Irene Di Liberto con uno stile essenziale arriva dritta al cuore di chi legge. Non si può non immedesimarsi nelle vicissitudini dei protagonisti. Il testo è così scorrevole che una pagina tira l’altra. Che la scrittrice sia una poetessa pluripremiata si denota da una prosa così melodiosa che i periodi sembrano strofe di un poema.


Copertina del libro La zolfatara di Irene Di Liberto

La zolfatara, Piemme

Profilo biografico di Irene Di Liberto

Profilo biografico di Irene Di Liberto

Pur ricalcando le storie veriste, questo libro è un inno alla speranza. Imparando dagli errori di chi ci ha preceduto, si può costruire un domani migliore, un mattone alla volta.

Laura Licata