La Vergine del Soccorso, le Grazie Divine e la città di Sciacca

di Laura Licata

LO SCAFFALE DI LAURA La recensione del saggio di Gisella Mondino

 

Madre è una di quelle parole che suscita emozioni forti. Basta soltanto pensarla per provare un immediato sollievo, per trovare conforto nel pianto, per sentirsi avvolti in un abbraccio rassicurante. Pur essendo concesso solo a pochi il privilegio di una Sua apparizione, vi è poi la madre delle madri, Colei che, nonostante le nostre colpe, non smette mai di essere per noi umani un ponte tra terra e cielo: la Madonna. Nei secoli è stata – ed è ancora – dispensatrice di grazie.

Nel poema in sei canti “La Vergine del Soccorso”, Vincenzo Navarro narra il miracolo compiuto da Maria nel 1626 a Sciacca, che pose fine all’epidemia di peste abbattutasi sulla città e che decimò la popolazione. I protagonisti dell’opera sono Irene e Roberto, due giovani promessi sposi che, un po’ come Renzo e Lucia, devono affrontare la malattia e lo spettro della morte che incombe su di loro. Nella notte in cui Irene è in fin di vita, Roberto prega tenendo accese quelle flebili fiammelle di fede e speranza. La Vergine del Soccorso appare in sogno alla ragazza per affidarle l’arduo compito di convertire i suoi compaesani e invitarli a rivolgersi a Maria come mediatrice. Al suo risveglio, Irene è guarita e, piena di vigore, si affretta ad adempiere alla sua missione.

Quella del Navarro potrebbe sembrare una storiella d’amore a lieto fine, ma in realtà è molto di più. I fatti ivi narrati sono realmente accaduti. Per scrivere il poema, l’autore ha consultato numerose fonti storiche. Nella sua opera vi è un equilibrio perfetto tra ciò che è reale, ciò che è realistico e ciò a cui si può credere solo per fede. Dai suoi versi traspare un ardente fervore religioso, il desiderio di tramandare ai posteri il compiersi di un miracolo e di spiegare la scelta dei saccensi di eleggere la Vergine del Soccorso come patrona di Sciacca. Oltre la storia, oltre la fede, Navarro, alla stessa stregua di Dante Alighieri, usa la letteratura come mezzo per esporre i propri ideali politici.

Gisella Mondino, nel suo saggio pubblicato dalla Casa Editrice Kimerik, accende i riflettori sul poema con un’analisi accurata e meticolosa, che offre numerosi spunti di riflessione.

La Sicilia è una terra che ha sfornato e continua a sfornare scrittori che hanno come fonti d’ispirazione: una delle più belle isole al mondo; gente che ha nel proprio DNA i geni di gran parte dei popoli del bacino mediterraneo; usi, costumi e cultura influenzati dalle dominazioni succedutesi nei secoli.

Ahimè, a un buon numero di questi autori non è concesso il privilegio di essere studiati tra i banchi di scuola.

L’esegesi di Gisella Mondino è un implicito invito a rinvigorire il nostro orgoglio siciliano e a essere i primi a dare il giusto valore alla nostra terra, ai suoi tesori e ai nostri illustri conterranei.