Zabara, specchio della Sicilia di ieri e di oggi

di Laura Licata

LO SCAFFALE DI LAURA / I consigli di lettura di Laura Licata. “La figlia di Don Fofò” di Giuseppe Maurizio Piscopo e Adelaide Costa

Vi è qualcosa di straordinario nell’ordinario. Alfonso Nobile, detto Don Fofò, è un uomo tanto affascinante quanto ambizioso. Ama la bella vita, l’abbigliamento elegante, anche se non disdegna quello sportivo, la cucina, le arti e la cultura.

Apprezza molto la compagnia femminile, almeno fino a quando non si innamora follemente di Rosa. Lei, a par suo, colleziona vestiti, scarpe, borse e dedica molto tempo alla cura di sé. I due ci mettono poco a ufficializzare la loro unione, con tanto di cannistru, e a convolare a nozze. È l’arrivo della prole a farsi attendere e a scatenare chiacchiericcio tra la gente. La nascita di Catena, preceduta da sogni premonitori, mette fine ai pettegolezzi e cambia le loro vite. Don Fofò e Rosa seguono passo dopo passo l’amata figlia. Prima la tengono in braccio, poi per mano e infine la seguono, rimanendo però a distanza per permetterle di imboccare liberamente la sua strada. La storia di questa famiglia sembra quella di tante altre e, in fondo, lo è. Tuttavia ci sono tanti particolari a renderla unica, interessante e anche universale, tra cui l’ambientazione e una serie di personaggi.

Zabara, nome fittizio che sta a indicare un borgo della provincia agrigentina, è popolato da tante persone comuni e altrettante sui generis. Ci sono il matto del paese, il politico corrotto, l’avvocato all’Azzeccagarbugli e il notaio avido di denaro. Il gatto che, insieme a una gang di randagi, sventa furti. Il proprietario terriero che conosce il numero esatto dei frutti appesi agli alberi del suo podere e gli scaltri volponi pronti a fargli le scarpe. Gli uomini costretti a emigrare e quelli che dopo tanti sacrifici possono ritornare al proprio paese. Ci sono i preti che, tentati dalle devote, rinunciano all’abito talare per cedere ai piaceri della carne e quelli sempre pronti ad aiutare i fedeli. Ci sono i barbieri che ascoltano le lamentele degli uomini sulle donne e le parrucchiere che ascoltano quelle delle donne sugli uomini. E poi ancora sarte e calzolai che assecondano ogni capriccio dei clienti.

“La figlia di Don Fofò” è ambientato in un arco temporale tra il primo dopoguerra e gli anni Sessanta, ma le situazioni ivi narrate rappresentano una realtà che non si discosta poi molto da quella attuale. I zabaresi in particolare, i siciliani in generale, sono restii a fare spazio alle nuove generazioni e ad abbracciare nuovi ideali, per questo i giovani vanno via da un’isola che sta invecchiando sempre più. Sono molto legati alle tradizioni e a certi valori considerati imprescindibili, come famiglia e amicizia: fondamenta dell’intera società. Don Fofò rappresenta il marito, il padre, l’amico affidabile, disposto a risolvere i problemi degli altri dopo averli ricevuti in cantunera. Rosa è una moglie e madre esemplare, ma non per questo sottomessa al coniuge, col quale ha un rapporto equilibrato. Catena è la figlia tanto rispettosa quanto ribelle. L’esperienza al collegio la forgia e l’aiuta a capire chi è e cosa vuole. Pur essendo una femminista, i suoi ideali non risultano mai estremisti. Infatti, quando si innamora, rivede i suoi obiettivi per venire incontro a quelli del partner, senza però rinunciare ai propri sogni.

Giuseppe Maurizio Piscopo e Adelaide Costa donano ai lettori un racconto corale che fa ridere e commuovere allo stesso tempo. La voce maschile e quella femminile si fondono creando una storia ricca di sfumature come le illustrazioni del gruppo di Calapanama che corredano il volume edito da Navarra Editore.
C’è l’intera Sicilia racchiusa tra le pagine. Quella divisa tra superstizione e religione, tra malignità e solidarietà, tra prevaricazione e condivisione. La terra dei contrasti.

E mentre si legge sembra quasi di sentire Catena pizzicare le corde del suo mandolino. Quel suono che evoca il profumo delle zagare, il frinire delle cicale, i cieli stellati, il sole inclemente, il frusciare del grano, il luccichio del mare.

Laura Licata