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Cara Scrittrice, ti scrivo…

Felice Cavallaro

Autrici, maestri e allievi: una mappa letteraria dove le donne guidano la riscoperta

La scrittrice Simonetta Agnello Hornby visita Casa Sciascia a Racalmuto con Felice Cavallaro, Peppe Lo Pilato e Pippo Di Falco

 

La riscoperta di grandi autori quasi dimenticati è una delle leve che continua ad animare le attività dei tanti amici della “Strada degli Scrittori”. Una rete che ha l’obiettivo di accendere l’attenzione sui narratori e sui luoghi dove sono nati o hanno trovato ispirazione. Non solo Pirandello, Sciascia, Camilleri e altri giganti della letteratura. O autori contemporanei come la brava e seguitissima Simonetta Agnello Hornby, giusto per restare nell’ambito di quell’asse che va da Caltanissetta ad Agrigento. O ancora affermati scrittori e aspiranti scrittori ai loro primi esordi.

Come alcuni allievi dei master organizzati dalla “Strada”, da Laura Licata a Liliana La Magra, da Enrico Maraventano a Salvatore Indelicato, da Gloria Riggio a Mariuccia La Manna a Rita Capodicasa e altri. Pronti a offrire i primi testi ai docenti degli stessi master, da Dacia Maraini a Stefania Auci, da Eva Cantarella a Nadia Terranova, da Giuseppina Torregrossa a Livia Levi, da Costanza DiQuattro a Giovanna Giordano, da Lidia Tilotta a Mareme Cisse, da Marina Castiglione ad Alessandra Sardoni, da Elvira Terranova a Sarah Zappulla Muscarà alle tante relatrici succedutesi in questi anni.

Un elenco al femminile dove gli uomini diventano forse minoranza anche grazie a lezioni e seminari di Tiziana Ferrario, Licia Colò, Marzia Sabella, Valeria Della Valle, Barbara Gallavotti, Costanza Quatriglio, Antonina Nocera, Emanuela Rosa-Clot, Evelina Santangelo, Lucia Annunziata e così via scorrendo i percorsi della “Strada”.

Un mondo nel quale a volte si fatica a trovare spazio per autori di primo piano, seppure meno letti, da Angelo Petix, amato da Vittorini, a Louise Hamilton Caico, la nobildonna inglese che a Montedoro descrisse nel 1910 vicende e costumi siciliani in un libro ristampato grazie a Sciascia. Nomi e storie che ricorrono negli eventi organizzati lungo una “Strada” dove tanti uomini e tante donne vengono riscoperti accogliendo con gioia ogni suggerimento.

Come capita in questi giorni per Elvira Mancuso, la scrittrice che si è battuta “con grande dignità per l’istruzione alle donne e per l’emancipazione femminile nei primi anni del Novecento”. Condivisibile osservazione di Ester Rizzo, autrice di una grande opera come “Camicette bianche”, attenta osservatrice, anche se rischia uno scivolone quando, evocando l’assenza di Mancuso da un tabellone, prorompe con la critica su una infondata “estromissione sessista” della “Strada”. Appunto che appare come una esasperata gonfiatura, destinata ad afflosciarsi con un sorriso o con un colpo di spillo.

Felice Cavallaro