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I “RISVOLTI” DELLA DOMENICA / “Il fuco non muore”

Rubrica a cura di Salvatore Picone

Il fuco non muore è un racconto filosofico-teatrale che incanta i lettori, scritto dal medicartista siciliano (anzi, di Naro – per citare il titolo di un suo spettacolo teatrale) Salvatore Nocera Bracco.

Quasi trecento pagine che lasciano il segno, come quella dove Augusto – uno dei protagonisti principali di questa storia – parla di “scarti di perbenismo ipocrita”. E quanto perbenismo ipocrita incontriamo ogni giorno? Persino quando si fa la fila per un panino cu a meusa! E non parliamo del perbenismo ipocrita che è dentro persino i Palazzi della politica! (non parliamone, infatti, faremmo un torto alla storia che ci regala la penna di Nocera Bracco, tra i collaboratori della “Strada degli Scrittori”).

Tornando a quella pagina del libro, edito a Palermo da “Spazio Cultura edizioni – Noir mediterraneo” (presentato in anteprima al Salone internazionale del libro di Torino), diciamo che possiamo cavarne una metafora di tante storie, come quella raccontata dall’autore e qui presentata nel “Risvolto” di questa domenica.

Ci sono i luoghi, paesi e città della Sicilia. E c’è San Calò, il Santo nero agrigentino: gli ex voto, il suono dei tammurinara, i fedeli che una volta entravano in chiesa “strascicando la lingua per terra, in ginocchio, lasciando scie di sangue”…

Nel prologo – scritto in forma di dramma – i personaggi prendono vita: Augusto, Adele, Ilario, un contadino e tante voci di fantasmi. Il tutto, appunto, in un unico discorso di ricerca di se stessi, sotto una nube di solidarietà: “Si può entrare così dentro agli altri, così ferocemente nell’interiorità degli altri, da mischiarvi la propria vita, reinventandola tutte le volte come se fosse nuova“.

Ecco il punto: la speranza, l’essere sereni e felici di fronte a tutte le cose. Anche in una vita complicata, ma intensa. Come quella di un fuco, che muore dopo aver fatto tanto per le api, comprese le Regine. Dopo aver dato vita, muore sapendo inconsciamente che continuerà a vivere dentro gli altri.

Il fuco non muore prosegue l’esplorazione di Salvatore Nocera Bracco nell’esistenza di personaggi che abitano un quotidiano all’apparenza senza sbocchi e sempre più identificati con le loro relazioni alterate: esplorazione serrata, e senza inibizioni, già iniziata nel romanzo precedente, Le ragioni del fuco…

Augusto, costretto sulla sedia a rotelle da un tragico incidente, sopravvive al suo passato, perennemente tormentato dai ricordi e dalle sue voci interiori. Adele, la moglie, lo accudisce con pazienza. Ilario, il suo migliore amico, non lo abbandona mai. Finché non si rivelano, inaspettati, terribili segreti.