La lezione di Pasolini a un secolo dalla nascita
Per il centenario di Pier Paolo Pasolini, proponiamo l’articolo che scrisse per il “Corriere della sera” nel febbraio del 1975 rimasto alla storia come l’articolo delle lucciole. Cento anni dopo l’Italia ricorda l’eretico, il testimone provocatorio, il poeta fragile e vigoroso dalle mille battaglie civili. Un anno prima il noto articolo, sempre per il “Corriere”, aveva scritto: “Io so, ma non ho le prove”. Esempio unico di grande coraggio intellettuale da far conoscere meglio ai giovani.

In questo periodo la distinzione tra fascismo e fascismo operata sul “Politecnico” poteva anche funzionare. Infatti sia il grande paese che si stava formando dentro il paese – cioè la massa operaia e contadina organizzata dal PCI – sia gli intellettuali anche più avanzati e critici, non si erano accorti che “le lucciole stavano scomparendo”. Essi erano informati abbastanza bene dalla sociologia (che in quegli anni aveva messo in crisi il metodo dell’analisi marxista): ma erano informazioni ancora non vissute, in sostanza formalistiche. Nessuno poteva sospettare la realtà storica che sarebbe stato l’immediato futuro; né identificare quello che allora si chiamava “benessere” con lo “sviluppo” che avrebbe dovuto realizzare in Italia per la prima volta pienamente il “genocidio” di cui nel “Manifesto” parlava Marx.
Come siamo giunti, a questo vuoto? O, meglio, “come ci sono giunti gli uomini di potere?”.