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ANNIVERSARI / 255 anni fa nasceva la biblioteca Lucchesiana.
Trent’anni fa la riapertura, dopo i restauri. Un luogo caro a Pirandello, Sciascia e Bufalino.

Due anniversari importanti per l’istituzione culturale agrigentina, oggi meta di studiosi e turisti: luogo letterario di notevole importanza storica.

È nata 255 anni fa. Era il 1765 quando il vescovo Andrea Lucchesi Palli lasciò la sua preziosa biblioteca alla città di Agrigento. Un luogo oggi unico, tappa per tanti turisti, dotato di migliaia di manoscritti, libri e codici. Situata nel cuore di Agrigento, accanto alla chiesa di Sant’Alfonso e al museo arcivescovile, la biblioteca Lucchesiana, recentemente inserita tra le tappe delle Giornate Fai d’Autunno, è legata a Pirandello e Sciascia che ne hanno scritto in tante pagine.

Il grande drammaturgo premio Nobel ne parla ne Il fu Mattia Pascal tracciandone un profilo ironico del luogo. E anche se si tratta di un romanzo, l’autore non manca di criticare, con ironica delusione, la mancanza di cure e attenzioni per la biblioteca da parte degli agrigentini, affermando: “È ben chiaro che questo monsignore dovette conoscer poco l’indole e le abitudini de’ suoi concittadini; o forse sperò che il suo lascito dovesse col tempo e con la comodità accendere nel loro animo l’amore per lo studio. Finora, ne posso rendere testimonianza, non si è acceso: e questo dico in lode de’ miei concittadini“.

Altri riferimenti letterari alla Lucchesiana possono essere trovati in alcune pagine di Leonardo Sciascia. In Fatti diversi di storia letteraria e civile, lo scrittore di Racalmuto denuncia l’abbandono della biblioteca da parte dei cittadini di Agrigento. Sciascia riporta anche un profilo storico della biblioteca, e racconta di come questa sia stata vittima di muffe, crolli e depredazioni, come il presunto furto da parte di un padre redentorista di quasi tutti gli oggetti museali quali monete, gemme, pietre e amuleti.
Ed è anche per rendere un omaggio a Sciascia, morto un anno prima, che Gesualdo Bufalino, lo scrittore di Comiso, partecipò il 15 dicembre 1990 – esattamente trent’anni fa – all’inaugurazione della biblioteca dopo i grandi lavori di restauro.

Bufalino, nel suo intervento, ha raccontato un curioso episodio: “M’ero ripromesso, venendo qui a parlare in occasione di questa cerimonia inaugurale della Biblioteca lucchesiana, di documentarmi a fondo sulla figura del donatore, sulla storia del suo lascito, sui tempi e la cornice in cui l’avvenimento s’inquadra… La bibliografia relativa non mi faceva difetto e ho tenuto per qualche giorno sul tavolo due o tre volumi, e soprattutto la preziosa testimonianza di Leonardo Sciascia che già conoscevo. Si tratta, come tutti loro ricorderanno, di uno scritto apparso inizialmente sul Corriere della Sera e quindi, l’anno scorso, riprodotto nel volume Fatti diversi di storia e letteraria e civile edito da Sellerio. Riprodotto con qualche modifica, in particolare con la correzione d’un errore di cui ero stato io responsabile, e di cui mi sia consentito di dare subito conto in una iniziale parentesi anedottica che potrà divertire quanti si sono interessati e s’interessano alle sorti della biblioteca, ma serve soprattutto a ricondurre per un istante fra noi la cara ombra d’un uomo il quale, fosse ancora vivo, sono certo sarebbe qui al mio fianco a farmi sentire il fumo della sua sigaretta e il calore della sua amicizia“.

Gesualdo Bufalino con Leonardo Sciascia a Racalmuto, in contrada Noce (foto G. Leone)

E così Bufalino prosegue, davanti al numeroso pubblico: “Vi racconto dunque che, trovandoci un giorno alla Noce, Leonardo mi diede da leggere il regolamento interno della biblioteca, scritto in latino dal vescovo Lucchesi Palli e da allora qui conservato, credo, in forma di iscrizione marmorea. A Sciascia per il suo articolo serviva una traduzione. Non fidandosi del suo latino, chiese aiuto al mio, sebbene con poco guadagno, poiché nella mia versione… io lasciai scivolare una svista. Là dove si consiglia al frequentatore di restituire alla fine della lettura il libro, il testo latino diceva:

Abiturus librum claudito, parvum in manus reddito, magnum ministro admonito, super tabula relinquito.

Io tradussi: ‘Prima d’andar via chiudi il libro: se è piccolo, riconsegnalo portandolo a mano; se è grande lascialo sul tavolo dopo aver avvisato chi di dovere’. Non badai, cioè, all’idea di moto che c’era nell’espressione in manus. La traduzione corretta era invece: ‘Consegnalo nelle mani del sorvegliante’. Apparso l’articolo sul Corriere l’insesattezza fu rilevata con mortificazione mia e sorrisi affettuosi di Sciascia, quando qualche settimana dopo ci rivedemmo“.

Nel corso del suo intervento, Gesualdo Bufalino ha parlato della biblioteca quale luogo dove si respira il sacro, dove il libro “può scardinare un impero, può forzare le porte di ferro d’una coscienza per introdurvi un seme d’amore, di bellezza e di verità”. 

Ricordare qui i 255 anni dalla nascita della biblioteca Lucchesiana e i trenta dalla riapertura, significa – qualora ce ne fosse bisogno – sottolineare l’importanza di un luogo prezioso per la città di Agrigento, per la provincia e per tutto il meridione. Un luogo da diffondere e far conoscere, come fa da anni anche la “Strada degli scrittori” parlando delle pietre, delle strade, delle mura, dei paesaggi, dei tramonti e dei personaggi che ancora vivono nelle pagine degli scrittori nati e vissuti tra Agrigento e Caltanissetta. E non solo.

Salvatore Picone