Il contrasto giudiziario a Cosa nostra
Dal Maxiprocesso alla Procura nazionale antimafia, Grasso ha partecipato ad alcune delle più importanti fasi della risposta giudiziaria dello Stato alla criminalità organizzata.
Ultimissime
Magistrato, saggista e uomo delle istituzioni nato a Licata nel 1945. Giudice a latere nel Maxiprocesso a Cosa nostra, procuratore capo di Palermo e procuratore nazionale antimafia, ha dedicato gran parte della propria vita professionale alla lotta alla criminalità organizzata. Nella scrittura trasforma esperienza giudiziaria, memoria civile e testimonianza in strumenti di conoscenza rivolti soprattutto alle nuove generazioni.
Pietro Grasso
Magistratura · Antimafia · Saggistica · Memoria · Istituzioni
Nei libri di Pietro Grasso la lotta alla mafia non viene raccontata come una sequenza astratta di processi e arresti. Al centro restano le persone, i colleghi perduti, le vittime, le paure, gli errori e le scelte che hanno costruito nel tempo una risposta dello Stato a Cosa nostra.
Scrivere significa allora restituire memoria a ciò che è accaduto e trasformare l’esperienza professionale in conoscenza condivisa. Il racconto giudiziario diventa così anche educazione civile: conoscere il passato serve a riconoscere più rapidamente i meccanismi del potere mafioso nel presente.
Pietro Grasso entra in magistratura nel 1969. Dopo una prima esperienza come pretore a Barrafranca viene trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo, dove lavora per dodici anni come sostituto procuratore e conduce, fra le altre, indagini sull’omicidio del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella.
Nel 1984 passa al Tribunale di Palermo e, dall’anno successivo, viene nominato giudice a latere nel Maxiprocesso a Cosa nostra. Il dibattimento si apre il 10 febbraio 1986 nell’aula bunker dell’Ucciardone e si conclude nel dicembre 1987. Grasso viene poi delegato alla stesura della motivazione della sentenza: circa settemila pagine raccolte in trentasette volumi.
Quell’esperienza rappresenta uno spartiacque nella storia giudiziaria italiana. Il processo dimostra in sede giudiziaria la struttura unitaria e verticistica di Cosa nostra e costruisce una base destinata a resistere anche al successivo vaglio della Cassazione.
Nel 1989 Grasso diventa consulente della Commissione parlamentare Antimafia. Nel 1991 Giovanni Falcone lo chiama al Ministero della Giustizia per occuparsi del coordinamento delle questioni relative alla criminalità organizzata e alla legislazione di contrasto.
Dopo la strage di Capaci entra nella Commissione centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Dal 1993 opera nella Procura nazionale antimafia, collaborando anche alle indagini che porteranno alla cattura di Leoluca Bagarella e lavorando sulle stragi del 1993 di Firenze, Roma e Milano.
Nel 1999 diventa procuratore capo di Palermo. Dal 2005 al gennaio 2013 ricopre l’incarico di procuratore nazionale antimafia, coordinando indagini sulle organizzazioni criminali italiane e transnazionali. Nel 2006, al termine di una strategia investigativa avviata durante la sua direzione della Procura palermitana, viene catturato Bernardo Provenzano dopo quarantatré anni di latitanza.
La produzione di Grasso prova a spiegare Cosa nostra attraverso fatti, esperienze e persone, evitando la fascinazione per il potere criminale. Il filo comune è la costruzione di una memoria civile capace di parlare anche a chi non ha vissuto direttamente la stagione delle stragi e del Maxiprocesso.
Dal Maxiprocesso alla Procura nazionale antimafia, Grasso ha partecipato ad alcune delle più importanti fasi della risposta giudiziaria dello Stato alla criminalità organizzata.
Dopo le dimissioni dalla magistratura nel 2013 è stato eletto senatore e, dal 16 marzo 2013 al marzo 2018, ha ricoperto la carica di Presidente del Senato della Repubblica.
Libri, incontri nelle scuole e progetti culturali trasformano la memoria professionale in un lavoro educativo sulla Costituzione, sulla legalità e sulla responsabilità individuale.
La produzione di Pietro Grasso unisce testimonianza, divulgazione e ricostruzione storica. Dai primi saggi sulla trasformazione di Cosa nostra ai libri rivolti ai ragazzi, fino al ritorno nel 2026 dentro l’aula bunker del Maxiprocesso.
Pubblicato nel quarantesimo anniversario dell’apertura del Maxiprocesso, ’U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra riporta Pietro Grasso nell’aula bunker di Palermo nella quale, dal febbraio 1986, centinaia di imputati vennero giudicati in uno dei più importanti procedimenti della storia repubblicana.
Il libro non è soltanto una ricostruzione giudiziaria. Grasso racconta l’atmosfera del dibattimento, le deposizioni, i silenzi, i familiari delle vittime, gli imputati, gli avvocati e il lavoro enorme necessario per trasformare anni di indagini in una sentenza capace di resistere nel tempo.
La memoria personale incontra così la storia collettiva. Il Maxiprocesso viene raccontato come il momento in cui lo Stato riuscì a dimostrare in giudizio l’esistenza e l’organizzazione di Cosa nostra, senza rinunciare alle regole della legge proprio davanti a chi le aveva sistematicamente violate.
Giangiacomo Feltrinelli · collana Scintille · 10 febbraio 2026 · 336 pagine · ISBN 978-88-07-17560-2| Cookie | Durata | Descrizione |
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