Illuminare ciò che resta ai margini
Le inchieste sul Sud-Est siciliano hanno documentato presenze e interessi mafiosi in territori troppo spesso considerati estranei ai grandi fenomeni criminali dell’isola.
Ultimissime
Giornalista d’inchiesta e scrittore nato a Ragusa nel 1983. Le sue indagini hanno portato alla luce gli intrecci fra criminalità organizzata, economia e politica nella Sicilia sud-orientale, attirandogli aggressioni e minacce che dal 2014 lo costringono a vivere sotto scorta. Nei libri trasforma il lavoro giornalistico in testimonianza civile, facendo della conoscenza e della libertà d’informazione strumenti di contrasto alle mafie.
Paolo Borrometi
Giornalismo · Inchiesta · Antimafia · Saggistica · Impegno civile
Il lavoro di Borrometi nasce dall’idea che il potere mafioso prosperi dove informazione, cittadinanza e istituzioni smettono di interrogare ciò che accade. Raccontare significa quindi sottrarre spazio all’indifferenza e rendere visibili fenomeni che spesso vengono minimizzati perché lontani dai grandi centri dell’attenzione nazionale.
La scrittura conserva la concretezza dell’inchiesta: nomi, fatti, territori, documenti. Ma diventa anche un invito civile a scegliere da che parte stare, soprattutto quando la ricerca della verità comporta un prezzo personale.
Paolo Borrometi nasce a Ragusa nel 1983 e, dopo la laurea in Giurisprudenza, sceglie il giornalismo. Muove i primi passi al Giornale di Sicilia e collabora successivamente con l’Agenzia Giornalistica Italia e altre testate, concentrandosi sempre più sulla cronaca giudiziaria e sulla presenza mafiosa nelle province di Ragusa e Siracusa.
Nel 2013 fonda LaSpia.it, testata online dedicata alle inchieste. Il lavoro porta alla luce traffici illeciti, rapporti tra mafia e politica, condizionamenti dell’economia legale, compravendita di voti e interessi criminali attorno ai mercati ortofrutticoli e alla filiera agricola.
Le denunce provocano una violenta reazione. Nel 2014 viene aggredito e subisce una grave menomazione a una spalla; da allora vive sotto scorta. Negli anni successivi continuano intimidazioni e minacce, fino alla scoperta nel 2018 di un progetto mafioso per ucciderlo.
La vicenda personale di Borrometi diventa presto parte di un impegno più ampio per la tutela del diritto a informare e a essere informati. Dal 2017 è presidente di Articolo 21, associazione che richiama esplicitamente il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero.
All’interno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha assunto incarichi legati all’educazione alla legalità e all’analisi delle minacce rivolte ai giornalisti. Parallelamente porta nelle scuole e negli incontri pubblici la propria esperienza, insistendo sul rapporto fra libertà di stampa, democrazia e contrasto alle mafie.
Nel 2025 lascia la condirezione dell’AGI, dopo quasi tredici anni di collaborazione con l’agenzia, e concentra ulteriormente l’attività sull’impegno civile e formativo. Nello stesso periodo assume la presidenza della Scuola di Formazione Politica “Piersanti Mattarella”, dedicata soprattutto alle nuove generazioni.
Borrometi concentra molte delle proprie inchieste su territori nei quali la presenza mafiosa è stata a lungo sottovalutata. La Sicilia sud-orientale emerge come uno spazio nel quale criminalità, economia legale e politica possono intrecciarsi senza assumere sempre le forme più riconoscibili della violenza mafiosa tradizionale.
Le inchieste sul Sud-Est siciliano hanno documentato presenze e interessi mafiosi in territori troppo spesso considerati estranei ai grandi fenomeni criminali dell’isola.
I volumi trasformano anni di lavoro giornalistico in ricostruzioni più ampie, nelle quali fatti e testimonianze diventano strumenti per leggere la storia recente del Paese.
Scuole, università e progetti di formazione politica diventano il luogo nel quale l’esperienza personale si traduce in un invito alla responsabilità e alla cittadinanza attiva.
La produzione di Paolo Borrometi attraversa narrativa, reportage, saggistica civile e libri rivolti alle nuove generazioni. Negli anni più recenti il tema della mafia si amplia fino ai depistaggi e alle manipolazioni che hanno attraversato la storia repubblicana.
Il titolo nasce dalle parole intercettate durante un’indagine: l’idea che “un morto ogni tanto” potesse servire a intimidire chi disturbava gli affari criminali. Il bersaglio indicato era proprio Paolo Borrometi, colpevole di avere raccontato ciò che le cosche volevano mantenere nell’ombra.
Il libro ricostruisce le inchieste sulla Sicilia sud-orientale: lo sfruttamento e la violenza attorno alla filiera agricola, la compravendita di voti, il traffico di droga e armi, le guerre fra clan e gli intrecci fra economia mafiosa e attività apparentemente legali.
Alla denuncia si affianca il racconto personale di una vita cambiata dalle minacce, dall’aggressione e dalla scorta. Ma il centro del volume resta la necessità di conoscere il fenomeno mafioso senza sottovalutarlo: perché ciò che appare invisibile può essere semplicemente ciò che per troppo tempo si è scelto di non guardare.
Solferino · collana Saggi · 25 ottobre 2018 · 250 pagine · ISBN 978-88-282-0071-0| Cookie | Durata | Descrizione |
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