Il metodo prima dell’eroismo
Le grandi indagini antimafia vengono raccontate come il risultato di strutture, competenze e lavoro collettivo, non come imprese individuali.
Ultimissime
Magistrata e scrittrice nata a Bivona nel 1965. Dalla Procura di Palermo alle indagini che portarono alla cattura di Bernardo Provenzano, ha attraversato alcuni dei passaggi più significativi della lotta contemporanea a Cosa nostra. Nella scrittura porta la stessa attenzione alle persone, alle contraddizioni e alle zone d’ombra della realtà, trasformando esperienza giudiziaria e memoria civile in racconto.
Marzia Sabella
Magistratura · Narrativa · Antimafia · Memoria · Sicilia
Nella voce pubblica e letteraria di Marzia Sabella il lavoro del magistrato non assume i toni dell’eroismo. La lotta alla mafia è soprattutto responsabilità quotidiana, studio, metodo, pazienza e capacità di ascoltare ciò che spesso rimane ai margini.
La stessa scelta attraversa i suoi libri: al centro non ci sono figure da santificare, ma persone complesse, attraversate da contraddizioni, paure e colpe. È proprio in questa zona meno rassicurante che la scrittura prova a raggiungere una verità diversa da quella processuale.
Marzia Sabella nasce a Bivona nel 1965, in una famiglia di avvocati, e trascorre in Sicilia gli anni della formazione. Dopo la maturità classica si laurea in Giurisprudenza a Milano. All’inizio degli anni Novanta, nel clima segnato dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, sceglie definitivamente la magistratura.
Alla Procura di Palermo si occupa inizialmente anche di reati contro donne e minori, seguendo indagini su violenze sessuali e pedofilia. In seguito entra nel settore antimafia e lavora su alcune delle più delicate inchieste contro Cosa nostra.
Nel 2006 fa parte del gruppo di magistrati che coordina le indagini culminate nella cattura di Bernardo Provenzano, latitante da quarantatré anni. Quel risultato diventa uno dei passaggi simbolici della sua carriera, ma Sabella continuerà sempre a raccontarlo come il frutto di un lavoro collettivo, lontano dalla costruzione dell’eroe solitario.
Dal 2013 al 2017 Sabella viene distaccata presso la Commissione parlamentare antimafia. Tornata a Palermo, ricopre l’incarico di procuratrice aggiunta, proseguendo il lavoro su criminalità organizzata, terrorismo, tratta di esseri umani e altri fenomeni di particolare rilevanza sociale.
La scrittura nasce direttamente dall’esperienza maturata nei tribunali, ma non si limita a trasferire sulla pagina vicende giudiziarie. Con Nostro onore, scritto insieme a Serena Uccello, ricostruisce il mestiere del magistrato contro la mafia sottraendolo alla retorica dell’eccezionalità.
Con Lo sputo compie un ulteriore passaggio verso la narrativa. La figura storica di Serafina Battaglia diventa il centro di un romanzo nel quale documentazione e invenzione letteraria dialogano per interrogare la posizione delle donne dentro e contro il sistema mafioso.
La condizione femminile attraversa profondamente il lavoro di Sabella. Nelle famiglie mafiose le donne possono essere vittime, custodi di segreti, complici, testimoni o figure di rottura. La scrittura permette di entrare in questa complessità senza ridurla a categorie semplici, mostrando quanto il potere criminale agisca anche attraverso relazioni familiari, ruoli sociali e silenzi imposti.
Le grandi indagini antimafia vengono raccontate come il risultato di strutture, competenze e lavoro collettivo, non come imprese individuali.
In Nostro onore l’esperienza professionale diventa uno strumento per mostrare dall’interno il rapporto fra magistratura, mafia e società.
Con Lo sputo la verità giudiziaria cede spazio alla complessità del romanzo, capace di esplorare motivazioni, contraddizioni e zone non documentabili.
La produzione di Marzia Sabella nasce dall’esperienza giudiziaria e si sposta progressivamente verso la narrativa, mantenendo al centro mafia, responsabilità, donne e memoria civile.
Il romanzo ricostruisce la figura di Serafina Battaglia, donna siciliana che negli anni Sessanta, dopo l’assassinio del marito e del figlio, cominciò a parlare davanti al giudice Cesare Terranova e nei tribunali italiani di una mafia della quale molti continuavano perfino a negare l’esistenza.
Sabella evita però di trasformarla in un’icona rassicurante. Serafina aveva conosciuto dall’interno il mondo che poi decise di denunciare: era parte di relazioni e codici mafiosi, e proprio questa ambivalenza rende la sua vicenda più difficile da incasellare nelle categorie di vittima, pentita o “madre coraggio”.
Partendo anche da un’intervista televisiva del 1967, il romanzo colma con il verosimile letterario ciò che i documenti non possono raccontare. Il gesto dello sputo diventa allora simbolo di disprezzo e rottura: un atto capace di privare gli uomini d’onore della sacralità e del timore sui quali costruivano il proprio potere.
Sellerio Editore Palermo · collana La memoria n. 1233 · 5 maggio 2022 · 176 pagine · EAN 9788838943812| Cookie | Durata | Descrizione |
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