Una commissaria a Palermo
Con Panza e prisenza, Il basilico di Palazzo Galletti e Il sanguinaccio dell’Immacolata Torregrossa costruisce un ciclo investigativo affidato a una protagonista femminile radicata nella città.
Ultimissime

Scrittrice e medico nata a Palermo. Tra Sicilia e Roma ha unito per oltre vent’anni l’esperienza della ginecologia a una narrativa popolata da donne, famiglie, sapori, corpi e memorie, facendo della cultura siciliana una materia letteraria riconoscibile anche fuori dall’Italia.
Giuseppina Torregrossa
Narrativa · Medicina · Teatro · Sicilia
Nella narrativa di Torregrossa il corpo femminile è spesso un archivio: conserva maternità, malattia, desiderio, violenza, piacere e memoria. A questo universo si affianca il cibo, mai ridotto a decorazione folkloristica ma usato come linguaggio delle famiglie e della Sicilia.
Medicina e letteratura finiscono così per incontrarsi: l’esperienza professionale dell’autrice entra nella capacità di osservare fragilità e trasformazioni, mentre la memoria siciliana dà ai personaggi una geografia, una lingua e un sistema di simboli.
Giuseppina Torregrossa nasce a Palermo e si forma come medico. Dopo la laurea in Medicina e chirurgia si specializza in Ginecologia e ostetricia e consegue un dottorato in Perinatologia. Lavora per più di vent’anni a Roma come ginecologa, dedicandosi anche alla prevenzione e alla cura dei tumori al seno e collaborando alla divulgazione scientifica.
Nel 2007 pubblica il primo romanzo, L’assaggiatrice. L’anno seguente il monologo teatrale Adele vince il Premio Opera Prima “Donne e Teatro” di Roma. Da quel momento la scrittura diventa un secondo mestiere e progressivamente uno dei centri della sua attività.
Romanzi, gialli, teatro e narrazioni legate alla tradizione popolare compongono una produzione ampia e molto riconoscibile. La Sicilia, soprattutto Palermo, ritorna continuamente come luogo reale e immaginario: una terra osservata dall’interno ma anche dalla distanza di chi ha vissuto a lungo fra l’isola e Roma.
Le protagoniste di Torregrossa sono spesso donne alle prese con le regole della famiglia, della società e del proprio corpo. Attorno a loro si muovono madri, nonne, figlie, medici, commissarie, uomini e intere genealogie. La tradizione siciliana diventa una chiave per parlare di identità contemporanea.
Dall’esordio del 2007 ai romanzi più recenti, la produzione di Giuseppina Torregrossa attraversa narrativa familiare, giallo, viaggio e rielaborazione della tradizione siciliana.
Pubblicato da Mondadori nel 2009, Il conto delle minne è uno dei romanzi più conosciuti di Giuseppina Torregrossa ed è stato tradotto in dieci lingue. Al centro c’è Agatina, cresciuta accanto alla nonna Agata e al rito delle cassatelle a forma di seno preparate per la festa di Sant’Agata.
Le “minne” diventano un simbolo che attraversa generazioni di donne e concentra temi profondamente legati all’esperienza dell’autrice: salute, malattia, maternità, sensualità, desiderio, paura e rapporto con il mondo maschile.
Il romanzo lega il corpo alla tradizione e alla cucina siciliana senza separarli dalla dimensione medica. È proprio questo intreccio fra esperienza professionale, immaginario familiare e cultura dell’isola a renderlo uno dei libri più rappresentativi della sua scrittura.
Mondadori · 2009 · Tradotto in dieci lingueCon Panza e prisenza, Il basilico di Palazzo Galletti e Il sanguinaccio dell’Immacolata Torregrossa costruisce un ciclo investigativo affidato a una protagonista femminile radicata nella città.
Palazzi, cortili, cucine e appartamenti diventano luoghi della memoria nei quali le vicende familiari si intrecciano alla storia sociale di Palermo.
Feste religiose, ricette e consuetudini popolari vengono trasformate in materia narrativa e messe in dialogo con conflitti contemporanei.
L’esperienza di ginecologa non resta fuori dai romanzi. Torregrossa ha lavorato per oltre vent’anni nell’ambito della salute femminile e si è occupata anche della prevenzione e della cura dei tumori al seno. La conoscenza medica del corpo incontra così, nella sua narrativa, la dimensione emotiva e sociale dell’essere donna.
Il seno di Il conto delle minne, la maternità, la sessualità e i rapporti fra generazioni sono esempi di una scrittura nella quale i corpi non sono mai astratti: hanno una storia, una memoria e una relazione con la società che li circonda.
Questa attenzione ha reso particolarmente naturale il dialogo dell’autrice con scuole, associazioni e iniziative dedicate alla salute, alla prevenzione e alla condizione femminile.
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