Dall’azione alla comprensione
Gli incarichi al ROS e alla DIA costituiscono il retroterra di una riflessione che cerca di spiegare non soltanto come si combattono le mafie, ma perché siano riuscite a sopravvivere così a lungo.
Ultimissime
Generale dell’Arma dei Carabinieri e saggista nato a Palermo nel 1959. Dopo una carriera ai vertici dell’antimafia italiana, dal comando del ROS alla direzione della DIA, ha trasformato l’esperienza investigativa e istituzionale in una ricerca storica e civile sulle mafie, sul rapporto fra Stato e criminalità e sulla cultura della legalità.
Giuseppe Governale
Saggistica · Antimafia · Storia · Legalità · Letteratura
Nei libri di Governale l’antimafia non coincide soltanto con l’azione investigativa. La criminalità organizzata viene letta come un fenomeno storico e culturale capace di radicarsi nei vuoti dello Stato, nelle convenienze sociali e nella debolezza delle istituzioni.
Da qui l’insistenza sulla conoscenza, sulla scuola e sulla memoria. Capire ciò che era già noto, ricostruire gli errori compiuti e leggere le mafie nella loro continuità storica significa sottrarre loro quel terreno culturale nel quale prosperano il silenzio, l’indifferenza e la rassegnazione.
Giuseppe Governale nasce a Palermo nel 1959 e intraprende la carriera militare nel 1978, frequentando il 160º Corso dell’Accademia Militare di Modena e successivamente la Scuola Ufficiali dei Carabinieri. Gli incarichi operativi lo portano a Napoli, Livorno e Milano, prima di una lunga successione di responsabilità territoriali e di staff.
Dal 2001 è comandante provinciale dei Carabinieri di Modena; dal 2007 al 2010 guida il Comando Provinciale di Catania. Nel 2013 torna in Sicilia come comandante della Legione Carabinieri Sicilia, incarico che mantiene fino al 2015.
Dal luglio 2015 assume il comando del Raggruppamento Operativo Speciale, il ROS, struttura di vertice dell’Arma impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo. Nell’ottobre 2017 passa alla guida della Direzione Investigativa Antimafia, che dirige fino al 2020. Dal 2022 al gennaio 2024 è comandante delle Scuole dei Carabinieri, ultimo grande incarico prima del congedo dal servizio attivo.
La scrittura di Governale nasce dall’incontro fra esperienza diretta e studio storico. Le mafie vengono osservate non soltanto attraverso le grandi operazioni investigative, ma seguendo documenti, continuità istituzionali, occasioni mancate e trasformazioni del potere criminale.
In Sapevamo già tutto la domanda centrale riguarda proprio la capacità dello Stato di riconoscere per tempo il fenomeno mafioso. Dal rapporto Sangiorgi di fine Ottocento agli studi e alle intuizioni del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, Governale mostra come molte caratteristiche di Cosa Nostra fossero note ben prima delle grandi rivelazioni degli anni Ottanta.
Negli anni successivi la ricerca si apre sempre più alla letteratura. Gli sbirri di Sciascia rilegge gli investigatori immaginati da Leonardo Sciascia, mentre Radici di mafia amplia lo sguardo alle origini storiche del potere mafioso e ai vuoti istituzionali che ne hanno favorito il consolidamento.
Per Governale la repressione è indispensabile ma non sufficiente. La mafia si combatte anche costruendo istituzioni credibili, insegnando la Costituzione, formando cittadini consapevoli e riconoscendo i meccanismi culturali attraverso i quali il potere criminale cerca consenso, adattamento e legittimazione sociale.
Gli incarichi al ROS e alla DIA costituiscono il retroterra di una riflessione che cerca di spiegare non soltanto come si combattono le mafie, ma perché siano riuscite a sopravvivere così a lungo.
La ricerca storica mette al centro le occasioni nelle quali istituzioni fragili o insufficienti hanno lasciato spazio a forme private e criminali di protezione, mediazione e controllo.
Nella lettura dei personaggi sciasciani, da Bellodi a Rogas, Governale trova un laboratorio morale sul rapporto fra potere, legge, arbitrio e ricerca della verità.
La produzione di Giuseppe Governale unisce storia istituzionale, analisi delle mafie, memoria dell’Arma e riflessione letteraria. Negli ultimi anni la scrittura è diventata uno strumento sempre più centrale della sua attività pubblica e culturale.
Sapevamo già tutto. Perché la mafia resiste e dovevamo combatterla prima ricostruisce oltre un secolo di conoscenze, intuizioni e occasioni mancate nella lotta alla criminalità organizzata. Governale parte da una domanda: era davvero necessario attendere le rivelazioni di Tommaso Buscetta per comprendere struttura e pericolosità della mafia?
Dai rapporti del questore Ermanno Sangiorgi alle analisi di Carlo Alberto dalla Chiesa, il libro mostra come lo Stato avesse già accumulato informazioni fondamentali. Il problema diventa allora capire perché quelle conoscenze non abbiano sempre prodotto una risposta adeguata e come inerzia, sottovalutazione e convivenza abbiano permesso alla mafia di consolidarsi.
Il volume tiene insieme storia e attualità, esperienza investigativa e riflessione civile, insistendo sulla necessità di affiancare all’azione repressiva una battaglia culturale capace di sottrarre consenso e spazio sociale alle organizzazioni mafiose.
Solferino · collana Saggi · 2021 · 352 pagine · ISBN 978-88-282-0782-5| Cookie | Durata | Descrizione |
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