Ospitiamo le riflessioni della poetessa Paola Bonadies sul libro “Itaca Ebbra’

Itaca Ebbra è un canto d’amore che accompagna nell’oscurità dell’essere umano, per poi riemergere e riaffiorare guariti e nuovi. Si sopravvive all’amore al dolore che esso racchiude. Desiderio, attesa, mancanza, abbandono. Il verso sciolto è traccia assoluta e indelebile, come dice la poetessa “la dimenticanza è il potere dell’amore”, e ancora, in questo viaggio simbolico “i poeti sono mendicanti di verità silenti. L’amore che sopravvive alla vita stessa e si fa consapevolezza, autenticità tutta al femminile”.
Mi chiami con voci-radici e spezie assenze. Non sono qui. Non conosco nessuna lingua che pratichi. Non ho il tuo cuore. Il filo d’aquilone è tranciato. Forse è il segreto. Troppo tardi o forse si ricomincia ad ogni giro di giostra.
Un verso senza mai fine, con luce tesa, struggente, verticale tra due simboli Penelope e Ulisse, il desiderio e la lunga attesa. La vita di noi tutti. Spezzati e mai interi, dove l’amore e la bellezza anche se in ritardo, arrivano e ci riscattano dal dolore e dal tempo. Bia Cusumano ci libera dalla nudità emotiva che assale improvvisa e con forza dirompente. Una dimensione oscura ma non vuota, un suono che contempla il futuro, perdersi per ritrovarsi. Una poesia che oltrepassa il destino e con coraggio riveste il nostro appartenere all’amore.
Paola Bonadies